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Radio Studio 5

Sciacca, consiglio comunale infuocato: oltre due ore di dibattito sulla “questione morale” del caso Dimino

È durata quasi tre ore la seduta del consiglio comunale di Sciacca di ieri sera, interamente ancorata al dibattito sulla questione morale sollevata dall’associazione “Terre di Dedalo”. Il caso coinvolge l’assessore Francesco Dimino per via della presenza di alcuni suoi familiari all’interno del direttivo della stessa associazione.

L’argomento è stato riproposto dal consigliere Calogero Bono, che ha riportato al centro dell’aula le vicende legate al sodalizio saccense, destinatario di diversi affidamenti da parte del Comune di Sciacca. Bono ha approfondito i passaggi amministrativi ed ha allargato il campo delle contestazioni anche ai finanziamenti che la “Terre di Dedalo” ha ottenuto in occasione di Agrigento Capitale della Cultura, oltre a rimettere l’accento sull’affidamento da 36 mila euro alla Mediterranea Arte per la realizzazione del dossier di candidatura a Capitale del Libro.

Nel corso della seduta l’assessore Francesco Dimino non ha mai preso la parola, lasciando l’onere delle repliche al sindaco Fabio Termine, pur mostrando evidente agitazione dai banchi della giunta durante i passaggi più incisivi del dibattito.

Opposizione all’attacco, la giunta difende l’assessore

Duri gli interventi della maggior parte dei consiglieri d’opposizione — tra cui Bellanca, Bivona, Maglienti, Campione e Modica — che a più riprese hanno suggerito le dimissioni dell’assessore per ragioni di opportunità politica.

Ipotesi di dimissioni che però sono state nettamente respinte dal primo cittadino e dal consigliere-assessore Leonte. Quest’ultimo ha ribadito la propria solidarietà al collega Dimino, mentre il sindaco Termine ha incalzato Bono, accusandolo di portare avanti una strategia di attacco preordinata per bloccare l’azione ammnistrativa: «Chi mi sta vicino mi ha detto di proseguire e andremo avanti — ha dichiarato il sindaco — perché quello che non va bene è che Bono, rimasto fermo al 2017, non vuole accettare che si parli delle cose fatte da questa amministrazione».

Il giallo sulla mozione di sfiducia e il colpo di scena

Sul fronte della mozione di sfiducia, la proposta è di fatto rimasta al palo. I consiglieri Maurizio Blò e Raimondo Brucculeri hanno provato a riproporla, ma l’ipotesi è via via sfumata nel dibattito a causa dell’assenza di compattezza nell’opposizione: se da un lato il consigliere di centrodestra Alberto Sabella ha dichiarato chiusa la questione, dall’altro si è registrata la palese timidezza del gruppo di Forza Italia.

L’unico vero colpo di scena è arrivato nella replica del consigliere Giuseppe Catanzaro. Annunciando di non essere entusiasta per il clima da campagna elettorale entrato in aula, Catanzaro ha sancito la propria adesione alla mozione di sfiducia di Blò e Brucculeri firmando il documento per poi abbandonare platealmente l’aula.

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