Si sono svolti davanti al Gip di Palermo gli interrogatori relativi all’inchiesta che vede indagati l’ex presidente della Regione Siciliana, Totò Cuffaro, e il capogruppo della Democrazia Cristiana all’Ars, Carmelo Pace. Per entrambi la Procura ha chiesto gli arresti domiciliari, ipotizzando l’esistenza di un comitato d’affari che avrebbe condizionato appalti e concorsi pubblici attraverso pressioni e scambi di favori.
Pace, assistito dall’avvocato Lillo Fiorello, ha scelto di rispondere alle domande per oltre due ore e mezzo, respingendo in modo netto ogni accusa. “Non ho mai ricevuto soldi da nessuno, né ero presente alla conversazione in cui, secondo l’accusa, si sarebbe parlato di denaro”, ha dichiarato il deputato. La difesa sostiene che Pace non avrebbe mai avuto rapporti con l’imprenditore favarese Vetro e che non avrebbe mai consegnato somme a chicchessia. Il politico ha inoltre rivendicato la legittimità del sostegno politico a candidati per ruoli pubblici, precisando che tale attività non ha nulla di illecito. Al termine dell’interrogatorio l’avvocato Fiorello ha depositato una corposa memoria difensiva.
L’accusa ipotizza che, in una conversazione intercettata, Cuffaro avrebbe chiesto a Pace di portare denaro all’ex direttore del Consorzio di Bonifica della Sicilia occidentale, Giovanni Tomasino, per favorire un’impresa vicina all’ex governatore. La difesa contesta però la ricostruzione, sostenendo che la parola “soldi” non si percepirebbe nelle registrazioni.
Diversa la strategia difensiva di Totò Cuffaro, accusato di associazione per delinquere, corruzione e turbativa d’asta. L’ex governatore si è avvalso della facoltà di non rispondere ma ha voluto rilasciare dichiarazioni spontanee al Gip Carmen Salustro. I suoi avvocati, Marcello Montalbano e Giovanni Di Benedetto, hanno eccepito “l’inutilizzabilità” della relazione del Ros depositata dalla Procura, sollevando una questione formale sulla documentazione agli atti. La difesa sostiene che, prima di affrontare un interrogatorio pieno, sia necessario un approfondimento complessivo sul materiale probatorio, con particolare attenzione alle intercettazioni.
Ora la decisione sulla richiesta di arresto per entrambi gli indagati passa al Gip, che dovrà valutare la solidità delle accuse e la tenuta delle rispettive difese. Cuffaro ha lasciato il tribunale senza rilasciare dichiarazioni ai giornalisti, mentre Pace attende l’esito del procedimento ribadendo la propria estraneità ai fatti contestati.


